Un corpo si ripiega su se stesso come per eludere lo sguardo, eppure proprio nell’impulso a nascondersi diventa un’icona. Al posto del volto, un’oca: non un travestimento ma un segno. La testa animale è insieme collare e corona, protezione e condanna, istinto e maschera. Il drappo verde sullo sfondo è sipario, scena, acqua immobile — un palcoscenico dove l’identità migra tra le specie. Qui la metamorfosi non è fantasia ma necessità: una forma di verità che attraversa il corpo quando le parole non bastano…